21. luglio 2003

Orientamento

BellariaQuesta mattina mi sono perso nelle campagne ritornando a casa.
Ho sempre avuto una tendenza naturale a perdermi: ricordo d’estate da piccolo che i miei genitori, quando si andava al mare sull’Adriatico, a Bellaria, mi appendevano al collo il numero del bagno stampato su di una medaglietta, così quando mi perdevo chi mi trovava riusciva a portarmi al Bagno Antonio N°12 e il bagnino, Antonio appunto, chiamava i miei al megafono: “Il piccolo Andrea si è perso e aspetta i genitori all’ombrellone del bagnino”. I miei arrivavano, con due scappellotti caricati in mano, me li ammollavano sulla testa e mi riportavano all’ombrellone. Non bastava mica a donarmi il senso dell’orientamento.
E da allora è stato un perdermi continuamente, se visito una nuova città mi serve una cartina più che dettagliata, e se c’è un accompagnatore è anche meglio.
Mi ero perso una notte in spiaggia qualche anno fa, in vacanza con gli amici. Ma lì ero stato aiutato da un po’ troppi superalcolici in circolo, che mi son seduto su di un pattìno a guardare il mare e ci son rimasto 3 ore senza rendermene conto. E gli altri senza rendersene conto sono andati via e mi han mollato lì. Mi sono rialzato, mi son guardato attorno e non c’era nessuno. Begli amici, e adesso dove vado? Cinquanta percento, a destra o sinistra. Ok, vado a sinistra. Bravissimo. Dopo una mezz’ora ho capito che dovevo andare a destra. Mi ha recuperato uno di quelli che mi aveva lasciato lì, mi ha visto ciondolare in giro per la spiaggia che sembravo un naufrago. Sì, naufrago in un mare di tequila.
E anche ora continuo a perdermi. Ma non solo fisicamente, mi perdo anche nei discorsi. Che se ne comincio uno non è detto che sappia dove vado a finire, e non è detto che lo finisca.
E mi perdo anche nei discorsi degli altri, li ascolto e mi lascio perdere. Le persone che parlano tanto mi sono sempre piaciute. Chiaro che ho una mia idea di tanto, e tra il tanto e il troppo il confine è molto sottile. Ma nelle loro chiacchiere faccio ragionamenti miei che porto avanti tra me e me, e magari mi distraggo e sembra che non li stia più ascoltando, e a volte è così davvero.
Parlo poco, è vero. Perchè mi piace ascoltare gli altri. E perchè così evito di perdermi, che secondo me mi viene una faccia un po’ da stupido quando me ne accorgo.