27. maggio 2003

Sabato mattina mi sveglio e

Sabato mattina mi sveglio e visto che ero in casa da solo, che non c’era nessuno a farmi compagnia per la colazione, mi alzo e vado a far colazione nel mio bar preferito, lì in centro.
Prima passo in libreria e mi compro il libro che m’han detto che merita e vado in fiducia, in genere non rimango deluso, poi uscito dalla libreria dopo un po’ troppo tempo in coda vado col passo di chi non ha grandi cose da fare verso il bar.
Si sta bene seduti lì, col giornale che leggi le poche cose che succedono in questa piccola città e pensi che è una buona cosa che non c’è niente di importante da leggere sul giornale, vuol dire che qui si sta bene in questa città, dove tutti son contenti allegri spensierati che non succede mai niente, e cerchi di ignorare il dubbio che ti viene che forse qui fan finta di niente che magari qualcosa di brutto sotto sotto c’è.
Ciao mi sento dire, alzo gli occhi e dico Ciao e intanto penso che è meglio se mi faccio venire in mente molto velocemente il nome di questa che mi saluta che ha una faccia familiare ma di uan familiarità lontana, che vuol dire che è un bel po’ che la vedo, poi mi ricordo il nome e mi ricordo anche che saranno dieci anni che non la vedo. Ciao come stai le dico e penso che è una domanda un po’ troppo generica da fare a una persona che son dieci anni che non la vedi, ma ormai l’ho fatta, e lei mi dice che sta bene (potevo pretendere altro?) e allora parliamo di quanto tempo è passato e di cosa abbiamo fatto e concluso in questo periodo che riassumere dieci anni poi finisce che parli solo degli ultimi due o tre che non ho mica tutta la giornata per star lì a parlare di noi, anche se forse non mi dispiacerebbe. Poi ci salutiamo e lei va a sedersi con il suo probabile fidanzato e i probabili genitori di lui o di lei, che dal fatto che non riesco a capire di chi sono i genitori vuol dire che è tanto che sono insieme. Povera, mi spiace perchè lui ha un po’ la faccia da stupido, e mi viene in mente che lei stava sempre con delle facce da stupido: certe cose non cambiano mai.
Torno al mio cappuccino alla mia pasta alla crema e al mio giornale e passano cinque minuti e mi alzo per salutare un’altra amica che questa però la vedo più spesso e si siede lì con me per fare un po’ di chiacchiera generale. Poi va via che deve andare al mercato e va di fretta casomai ci rivediamo quando torno indietro mi dice. Non credo, adesso vado via che non mi piace che mi interrompono il giornalebriochecappuccino ogni cinque minuti. Pago e vado.
Cammino verso casa e guarda un po’ chi arriva dall’altra parte. Dopo che l’ho lasciata saranno passati quattro anni che l’ho incrociata un paio di volte in questi quattro anni ma non son mai riuscito a parlarle per bene. Allora mi faccio vedere e mi viene incontro con un mezzo sorriso che capisco che forse era meglio se non mi facevo vedere.
Uno di fronte all’altro è evidente che valutiamo per prima cosa le rispettive situazioni fisiche: lei praticamente uguale solo un po’ più donna di allora, io un po’ di chili in più e un po’ più faccia di culo di allora. Non so se si è accorta dei chili in più, ma della faccia di culo direi proprio di sì dall’espressione che si intravede da sotto gli occhiali scuri.
Solita rassegna di domande di rito comestaicosafaicomevannogliesamicomevaillavoro il tutto permeato da uno strato di imbarazzo non poi così tanto sottile che mi sa che forse ce l’ha ancora un po’ con me. Peccato perchè a me interessava veramente sapere come stava e cosa faceva e magari anche come andava col suo moroso che so ce sta con uno da un bel po’ di tempo, ma visto che l’aria la potevo tagliare col coltello taglio corto saluto e mi avvio. Un po’ in confusione vedo che anche lei si avvia però verso la stessa strada che ho preso io, allora mi lascio scappare una cosa tipo Dai prendi un po’ di metri che sennò tocca risalutarci ancora e lei sorride con un vaffanculo in fronte che è sempre meglio di un vaffanculo senza sorriso.
Bello il sabato mattina in giro per la città. Sabato prossimo provo a stare a letto.